Bologna FC
Bologna, giusta spesa e (quasi) massima resa
Pazienza e programmazione, la ricetta vincente delle scelte del Bologna, le quali pagano: i risultati sono sotto gli occhi di tutti

Quarantuno punti in venticinque partite, che valgono un settimo posto in coabitazione con il Milan, prossimo avversario. In Serie A, dopo un inizio che possiamo definire “d’assestamento”, la marcia del Bologna è stata da zona Europa in tutto e per tutto: quella in cui si trova e quella che vuole conquistare. E, dati alla mano, non era la cosa più scontata del mondo.
Una squadra in costante crescita da più di un paio di stagioni, grazie a intuizioni eccellenti sia in campo, ma soprattutto fuori dal campo. Una base, quella creata dai Rossoblù, la quale porta risultati con spese giuste, quasi contenute: il Bologna è l’esempio della lungimiranza, anche virtuosa.
Bologna, creare con pazienza
Quando, nell’estate 2022, sbarcava da Bergamo un certo Giovanni Sartori, a Bologna in molti hanno esultato. Il direttore che aveva costruito quello che già da tempo non è più un miracolo, ma una bellissima realtà come l’Atalanta. Non serve però solo la competenza di uomini del genere, lui come Marco Di Vaio: serve creare il contesto adatto. E, a Bologna, questo si è creato quasi spontaneamente. Non era facile gestire la transizione rispetto alla situazione del compianto Sinisa Mihajlovic, ma Thiago Motta è stato scelto e voluto, considerato l’uomo giusto in quel preciso momento. Diciamo che i risultati, successivamente, hanno dato ragione a questa scelta. Dopo di lui, Vincenzo Italiano: unità d’intenti, contro lo scetticismo generale, e oggi il Bologna lotta, ancora, per l’Europa.

Vincenzo Italiano e la dirigenza del Bologna (© Bologna FC 1909)
Si è capito – possiamo dirlo con certezza – che di coloro i quali vivono Casteldebole sia dietro la scrivania e sia sul campo d’allenamento, ci si possa fidare quasi ciecamente. Si, perché qual’è il collante tra dirigenza e allenatore, per un buon risultato? I calciatori, i protagonisti. Nelle ultime due sessioni di calciomercato estive a Bologna si sono vissute due mini-rivoluzioni: via, per propria volontà, gli attori principali, per lasciar spazio ad altri. E, questi altri, arrivano sempre: prima Zirkzee e Calafiori, dopo Castro e una base creata dall’anno precedente, con i vari Beukema, Lucumì, Freuler. Attori quasi secondari che si prendono, con il tempo, la scena. Anche perché, chi li ha scelti, sapeva sarebbe andata esattamente così. Era solo questione di tempo.
Non si grida “al lupo” prima di averlo visto
Non tutte queste scelte, però, sono state accolte subito con entusiasmo dall’ambiente circostante. Ed è probabilmente normale, se ci si immedesima in un tifoso: vedi partire chi ti porta al successo, o almeno ci prova, e, probabilmente, vedi arrivare quelle che possono essere definite “scommesse“. Come lo era Calafiori, e prima di lui (o contemporaneamente, per il peso del ruolo) Zirkzee. Come lo era Beukema. Ma anche lo stesso Lucumì, la stagione precedente, oppure Ndoye. Questa stagione, invece, abbiamo ancora più esempi: Santiago Castro, classe 2004, arrivato a gennaio dell’anno scorso e mai scelta fu più azzeccata, per averlo oggi in questa condizione. Benjamin Dominguez, acquisto “anticipato” per la situazione che si era venuta a creare. Thijs Dallinga, che ancora deve dimostrare tutto quello che può dare, ma era già un giocatore diverso, rispetto agli inizi.

Santiago Castro e Benjamin Dominguez (© Bologna FC 1909)
Il Bologna, fino alla giornata contro il Parma, era la squadra, dopo solo l’Udinese, la quale aveva racimolato, in proporzione, più punti rispetto alla media degli stipendi pagati ai suoi calciatori. Cosa vuole dire, in parole povere? Che il guadagno sul campo era (ed è ancora) assai maggiore alla spesa profusa. Non è di certo un trofeo, ma è sicuramente una bella soddisfazione per una società che deve stare molto attenta al bilancio: i Rossoblù non hanno di certo la potenza economica delle altri “grandi”, in merito a visibilità, sponsor e chi più ne ha, più ne metta. Il Bologna, dalla sua, ha la competenza delle scelte fatte, in passato, nel presente e probabilmente nel futuro. Scelte che, sia in campo e sia fuori dal campo, stanno mettendo d’accordo tutti: l’insegnamento che hanno dato da Casteldebole, con questo Bologna, è di aspettare nel lanciarsi in giudizi, i quali potrebbero risultare, all’inizio, leggermente affrettati.
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