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Ferguson: «Bologna è un posto bellissimo. Con Italiano il nostro gioco è molto più intenso»

Il centrocampista scozzese e capitano rossoblù, Lewis Ferguson, si racconta ai microfoni del blog inglese Destinations Calcio. Il numero 19 parla a 360° della sua vita calcistica e non, degli obiettivi con il Bologna e con la Nazionale

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Lewis Ferguson (©Bologna FC 1909)
Lewis Ferguson (© Bologna FC 1909)

Lewis Ferguson è tornato oggi a disposizione di Vincenzo Italiano a Casteldebole dopo aver giocato due gare di Nations League con la sua Nazionale. Prima di lasciare Bologna nelle scorse settimane ha rilasciato una lunga intervista al sito “Destination Calcio” dove ha parlato di tutto ciò che lo riguarda.

Ferguson, Bologna è casa

Il capitano rossoblù ha spaziato dal cibo, al Bologna e la città di Bologna, fino agli obiettivi. Insomma, un’intervista a 360° di ciò che lo circonda. Lewis è ormai un bolognese di adozione, tanto che sotto le Due Torri non fatica a definirsi «a casa». Tanto che alla domanda sulla nostalgia della Scozia risponde: «Non mi manca tanto. Mi mancano Irn-Bru e la square sausage. Ogni volta che la mia famiglia viene a trovarmi, dico loro di comprare qualche bottiglia in aeroporto. Sam (Beukema,ndr) ama una bottiglia di Irn-Bru. Quindi ogni volta che torno in Scozia o ogni volta che la mia famiglia viene qui, ne prendo una in più per lui».

D’altronde, questa è la terza stagione del centrocampista con la maglia rossoblù e da un anno e mezzo veste la fascia da capitano. Qualcosa significherà. Il legame è forte tra lui e la squadra, ma anche tra lui e la città. Anche perché a Bologna è nata sua figlia Lake. Ferguson si trova benissimo in città, da subito: «Mi sono ambientato bene. Appena arrivato qui, mi sono sentito a mio agio, mi sono sentito a casa. È un posto bellissimo in cui vivere. C’è bel tempo, buon cibo, persone simpatiche. La città è bellissima. La cultura è piacevole ed è uno stile di vita rilassato».

La scelta di Bologna e dell’Italia

Il primo gol in maglia Bologna di Lewis Ferguson contro il Lecce

Il primo gol in maglia Bologna di Lewis Ferguson contro il Lecce (© Bologna FC 1909)

Fergie non sapeva granché dell’Italia e di Bologna. Le uniche informazioni era quelle generiche che conosce ogni turista: «Sapevo solo che il cibo in Italia era buono». Ma a Bologna Ferguson è quasi rimasto folgorato: «Quando sono arrivato, ho scoperto che Bologna è una delle migliori città in Italia. È meravigliosa».

La scelta di andare via dalla Scozia, dall’Aberdeen è stata dettata dalla voglia di uscire ed emergere. Per farcela era necessario uscire dalla propria comfort zone: «Ho sempre pensato di giocare all’estero crescendo, e quando si è presentata l’opportunità, era troppo bella per lasciarsela sfuggire. Ora sembra una grande decisione. E quando il Bologna lo ha chiamato, non ha avuto dubbi. Volevo diventare un calciatore migliore e giocare a un livello alto. La Serie A è un campionato di primissimo livello. Dovevo uscire dalla mia comfort zone. È così che si migliora».

E i miglioramenti ci sono stati tanti, impressionanti ed importanti. Tanto che il Bologna che Ferguson “guida” in veste di capitano sta viaggiando spedito verso un’altra qualificazione europea. E oggi, virtualmente, sarebbe nuovamente la Champions League: «Voglio giocare al livello più alto ogni anno. C’è ancora molto da migliorare, e voglio farlo ogni giorno». Anche perché Lewis ha sempre sognato di giocare in Champions League e il Bologna glielo ha fatto realizzare: «È sempre stato il mio sogno da bambino. Sentire l’inno e giocare in Champions. Abbiamo vissuto delle belle notti di Coppa in casa e fuori contro grandi squadre. È davvero bello essere in Champions League. Abbiamo vissuto anche momenti duri, che comunque ci hanno insegnato tanto».

Motta e Italiano

L’argomento di questi mesi è inevitabilmente il paragone tra Thiago Motta e Vincenzo Italiano. Innanzitutto per quanto bene entrambi hanno fatto e stanno facendo a Bologna e poi perché il tecnico italo-brasiliano ha di fatto fallito nello scegliere di salutare Bologna per andare alla Juventus. Lewis parla così dei due tecnici: «Hanno stili differenti. Ogni allenatore ha modi di fare e idee diverse – premette il capitano –. Con Motta facevamo un gioco più strategico. Mentre con Italiano è molto intenso. Attacchiamo molto di più e questo significa che dobbiamo difendere molti più contropiede, ma è la maniera in cui lui vuole giocare e funziona».

Ferguson e la Scozia

Il felice finale della passata stagione con il Bologna proiettato verso l’Europa, che poi si è rivelata l’Europa più importante ovvero la Champions League, è stato però duro da affrontare per Lewis. Lo scozzese, nella gara casalinga contro il Monza, ha riportato la lesione del crociato anteriore Del ginocchio destro. Il ko gli è costato la possibilità di festeggiare da capitano e in campo. Ma soprattutto gli è costato la partecipazione a Euro 2024: «È stato difficile da accettarlo. Dopo la notizia dell’infortunio, il mio primo pensiero è stato: ‘Salterò gli Europei con la Scozia. Significa tutto rappresentare la Scozia. È il sogno di ogni bambino. Quando sei bambino e giochi per strada, il tuo obiettivo numero uno è giocare per la nazionale».

Anche perché c’è un record familiare da battere per Lewis. Zio Barry Ferguson ha vestito la maglia della Nazionale per 45 volte. Lui, con le ultime due presenze fatte dopo l’intervista, è a quota 14: «Spero, nei prossimi dieci anni, di giocare il maggior numero possibile di partite per la Scozia e partecipare a più tornei importanti».

 

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