Bologna FC
Riccardo Orsolini: «Sentire il coro con il mio nome vale più di tutto»
Nel pieno delle sue energie ed entusiasmo, ecco le parole di Riccardo Orsolini rilasciate in un intervista sul Resto del Carlino.

Riccardo Orsolini è uno dei simboli del nuovo corso del Bologna, una squadra che ha saputo crescere e fare il salto di qualità sotto la guida di Vincenzo Italiano. L’attaccante, che ha vissuto anni difficili ma sempre con grande passione, si sta finalmente affermando a livelli altissimi. Dall’esordio tra le fila rossoblù, Orsolini ha affrontato momenti di difficoltà, ma la costanza e la dedizione gli hanno permesso di guadagnarsi il rispetto e l’affetto dei tifosi, una relazione che, come lui stesso sottolinea, è più importante di qualsiasi trofeo o riconoscimento individuale. Ma oltre alla sua crescita personale, c’è il futuro del Bologna, una squadra che sta arrivando dove merita.
In un’intervista rilasciata al Resto del Carlino, Riccardo Orsolini ha parlato senza filtri della sua esperienza in Champions League, della stagione in corso e dell’importanza della figura di Italiano, con un entusiasmo che traspare chiaramente dalle sue parole. La determinazione di Orsolini è tangibile, e la sua visione del futuro non lascia spazio a dubbi: la voglia di vincere è più forte che mai.
Le parole di Riccardo Orsolini
Sull’affetto dei tifosi rossoblù:
«Indescrivibile a parole. Bologna mi conosce, sa che sputo il sangue in campo e sudo sempre questa maglia. Sentire il coro con il mio nome, poi: quello vale più dei soldi, dei gol, di tutto. Questo affetto mi ripaga di tutto. Ho lavorato duro, masticato amaro e accettato tante critiche per arrivare dove sono ora».
Orsolini sul percorso in Champions League:
«Quest’anno, con la Champions, ho acquisito anche quell’esperienza che mi permette di gestire meglio alcune situazioni in campo che prima non capivo. Avevo bisogno di misurarmi in un contesto del genere. Penso di essere nel pieno della maturità e della consapevolezza: non sono più un ragazzino e non sono ancora un vecchietto».
Ti aspettavi risultati così in questa stagione?
«Onestamente? No. Non perché non mi fidassi delle qualità del mister o dei miei compagni, ma perché ripetersi è sempre difficilissimo. E invece oggi avere quasi gli stessi punti, la stessa classifica, ma dopo otto gare europee, ha ancora più valore. Non dimentichiamoci che all’inizio abbiamo faticato».
Orsolini su mister Vincenzo Italiano:
«Il mister è riuscito a limare alcuni suoi difetti che si portava da Firenze, a livello tattico e anche a livello gestionale. Ha fatto uno step in più. E noi, con le nostre qualità, con la nostra unione, siamo riusciti a fonderci con lui: è venuto fuori un mix perfetto. Ci ha portato delle cose che non avevamo, alcune caratteristiche tattiche: la verticalizzazione, difendere venti-trenta metri più avanti, l’esaltazione degli esterni d’attacco».
Sulla crescita del gruppo:
«Prendete Ndoye: è già a 7 gol, l’anno scorso ne aveva fatto uno. Odgaard sembra – non lo so – il trequartista più forte del mondo. Faccio fatica a vedere uno di noi che non sia cresciuto».
Su Thijs Dallinga:
«Per me quello di Thijs è stato un problema ambientale. Mi ricorda un po’ il primo Dzeko: non segnava mai, poi s’è sbloccato e non ha smesso più».
Sul rapporto con Italiano:
«Con il mister ho confidenza, per certi versi anche un po’ burbera. Mi piace molto, perché posso parlare con lui. Ho avuto allenatori che non mi capivano, e se non mi capisci, fai fatica a entrarmi dentro. Con Italiano, invece, ci capiamo. Ricorda quello che avevo con Sinisa. Ci mandavamo a quel paese e poi cinque minuti dopo ci abbracciavamo. A me piace così. Se sei una persona non costruita, io ti do tutto. Con Italiano è scattato subito, dopo una settimana ho detto ai miei compagni: “Ragazzi, io per questo qui mi butto nel fuoco”. Perché è veramente una brava persona. Ha pregi e difetti come tutti, ma con uno così possiamo crescere».
Ed ecco che Riccardo Orsolini arriva a sbilanciarsi:
«Secondo me, in questo momento, Italiano è il migliore allenatore in Italia. Sottovalutato. Gliel’ho detto subito: mister, sei stato coraggiosissimo a venire qua. Chi ci sarebbe venuto? Poteva fare solo peggio. E invece ha stupito tutti, lo sono contentissimo, più per lui che per me».
Quali altre emozioni vorresti provare a Bologna e con il Bologna?
«Alzare un trofeo. Perché l’emozione della Champions l’ho già vissuta, ma alzare un trofeo non so cosa si provi. Non ho mai vinto un cavolo nella mia vita. L’ultimo premio collettivo è stato il torneo della parrocchia quando avevo dodici anni».
Come vedi la sfida contro il Venezia?
«Sarà una trasferta durissima, su un campo piccolo. Conosco bene Di Francesco, è bravissimo e avrà studiato ogni pelo di noi. Sarà una gara difficile, specialmente dopo la sosta, con tutte le incognite. Però, ho voglia di rifarmi. L’ultima volta che siamo andati là non andò molto bene. Sono rimasto molto sorpreso dal percorso che sta facendo la Roma. Ranieri ha fatto un lavoro eccezionale. Sarà un’avversaria fastidiosissima fino alla fine».
Per quanto riguarda gli obiettivi personali…
«Nessuno. Più voglio una cosa, più non la ottengo. È clamoroso. Quindi non voglio niente. Per me funziona così».
Fonte: Il Resto del Carlino
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