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Calcio

La comunicazione dell’allenatore: come migliorarla con l’allenamento mentale – 13 mar

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Come comunicare in maniera efficace con gli atleti grazie all’allenamento mentale.

 

Ultimamente stiamo seguendo come mental coach un gruppo di allenatrici e nel lavoro per la stagione sportiva abbiamo trattato vari argomenti, uno dei quali è l’importantissimo aspetto della comunicazione allenatore-atleti.

 

Saper parlare al collettivo all’inizio della stagione o durante la stagione, stimolare i singoli, rinforzare il gruppo, non è una cosa semplice. L’allenatore deve riuscire a comunicare con la “testa”, ad esempio ragionare tecnicamente su aspetti della competizione, e col “cuore”, come alla vigilia di un incontro. E molto spesso l’allenatore non possiede la formazione adeguata per avere una comunicazione efficace all’interno del gruppo. Parliamo di formazione, perché allenatori, come campioni, si diventa, non si nasce. Per questo l’importanza dell’allenamento mentale anche per chi della squadra deve essere la guida.

 

Come dice il prof. B.Bauer (1984) specialista in Psicologia e analista dei comportamento presso l’Università del Minnesota : “Non sempre i buoni insegnanti sono esclusivamente quelli dotati di caratteristiche innate, di qualità naturali che rendono loro facile trasmettere ad altri le proprie conoscenze. Certamente si può nascere con queste doti, ma ciò è piuttosto raro, oltre che estremamente frustrante per tutti coloro cui la natura non ha elargito questi doni. Fortunatamente è anche vero che buoni insegnanti si può diventare sviluppando la propria conoscenza delle leggi e dei meccanismi che regolano l’apprendimento e utilizzandoli per raggiungere una maggior efficacia didattica.”

 

“ Allenarsi ad allenare le capacità di comunicazione ”: questo slogan dovrebbe rappresentare un punto fermo per tutti gli allenatori sia dilettanti che professionisti. Qualsiasi sia l’età degli atleti, dobbiamo sempre pensare che l’allenatore ha un potere educativo enorme nei loro confronti. Generalmente gli allenatori concentrano la loro attenzione e i loro sforzi alla ricerca di nuove metodologie di allenamento e tattiche sempre più sofisticate che consentano di avere quel qualcosa in più che la faccia prevalere sugli avversari. Ma il rapporto comunicativo tra l’allenatore e atleta e la capacità di trasmettere una motivazione al successo sufficientemente forte possono fare di un buon allenatore un ottimo allenatore. Indubbiamente alcuni hanno un dote innata che consente loro di comunicare in modo positivo con gli altri, e sono in grado di farsi capire e ottenere quanto desiderato senza particolare difficoltà. Ma non sempre avviene così. Qui entra in gioco il lavoro di allenamento mentale rivolto alla comunicazione assieme ad un mental coach.

 

Bisogna riflettere sui meccanismi della comunicazione. Quando qualcuno riferisce che un particolare film è divertente o che una persona è di bell’aspetto noi non stiamo facendo un commento sul film o sulla persona, ma sull’effetto che essi hanno avuto su di noi: in breve è la nostra reazione al film o alla persona che viene comunicata. Poichè il contenuto di tutte le comunicazioni è costruito all’interno di una persona, la sua individualità, i suoi bisogni, le sue esperienze, la sua acutezza incideranno pertanto su ciò che comunica. Un messaggio pertanto non è mai neutro, è sempre filtrato dalla personalità di chi lo emette. Allo stesso modo chi lo riceve lo integrerà con la propria personalità e quello che per una persona è divertente può essere noioso per un’altra. Come possiamo essere sicuri che ciò che abbiamo comunicato è stato realmente compreso? Per assicurarci di ciò dobbiamo ottenere dall’atleta particolari informazioni sul fatto che quello che vogliamo dire e quello che la persona ha capito sono la stessa cosa. A questo punto la capacità dell’allenatore consiste nel riuscire a “leggere” particolari segnali che l’atleta ci manderà al momento della dimostrazione di ciò che gli abbiamo comunicato. Vi è un modo importante per fare questo, e avviene già nel momento in cui noi stiamo comunicando con l’atleta: per esempio dobbiamo fare molta attenzione alla gestualità dell’atleta, osservare l’espressione del viso, degli occhi, delle spalle e altre azioni non verbali, aggrottamento delle ciglia, sguardo vuoto, assente. Non è sempre efficace chiedere all’atleta se capisce o dire “comprendi?”. Questi punti lo spingono a dire SI’ anche se non capisce quello che intendete dire:  colui che si sente insicuro o timoroso farà spesso di cenni di assenso e dirà che capisce per evitare un certo imbarazzo. E’ più facile chiedere all’atleta cosa ha capito o cosa pensa di dover fare. In questo modo facendo spiegare all’atleta ciò che ha capito del vostro messaggio avete l’opportunità di correggere qualsiasi incomprensione prima che questa crei dei problemi. Potrete ottenere anche meno distorsione nella risposta dicendogli che state controllando la vostra abilità di comunicare. Oppure dicendogli: “Voglio essere sicuro di essere chiaro e di averti fatto capire quello che intendo dire“. Questo tipo di lavoro psicologico spartisce la responsabilità di una comunicazione accurata tra voi e l’atleta e generalmente qualsiasi incomprensione.  Incomprensioni capiteranno anche quando si comunica nel migliore dei modi. L’errore più comune che un allenatore possa commettere nel rapporto con un atleta è quello di assumere un atteggiamento di biasimo. L’incomprensione abbinata al biasimo implica una grave mancanza dell’allenatore in quanto la comunicazione coinvolge non solo chi riceve il messaggio ma anche chi lo invia. Tutto questo porta alla necessità di individuare un unico nucleo squadra composto da giocatori e allenatore.  L’allenatore vince e perde insieme alla squadra: non capisco l’atteggiamento di allenatori che indicano come causa di una sconfitta la scarsa concentrazione dei giocatori, la loro negligenza in campo, la loro incapacità di fare determinate cose in campo, ecc… Perchè se tutto questo avviene i primi responsabili siamo noi allenatori. Quindi soprattutto in questi momenti particolari non colpevolizziamo l’atleta estraniandoci dalla mischia ma dividiamo con gli atleti errori, delusioni e incomprensioni. Questo creerà un’atmosfera di cooperazione tra voi e i vostri atleti.

 

Quale punto di vista trasmette agli atleti, gli trasmetterà i comportamenti che aveva lui stesso in gara?

 

Congruenza nella motivazione…se richiediamo impegno, sacrificio ai nostri atleti dovremo essere i primo ad impegnarci!

 

Buon lavoro e a presto!

 

Luca&Daniele

 

 

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